Jerry West: The Logo - il lato umano dell’uomo simbolo della NBA
Jerry West è una di quelle figure che sembrano appartenere a ogni epoca della NBA. Prima stella assoluta sul parquet, poi dirigente visionario, infine uomo-simbolo di un’intera lega. Jerry West: The Logo, disponibile su Prime Video, prova a raccontare tutto questo scegliendo però una strada molto personale, quasi autoriale, che si discosta dal classico documentario sportivo celebrativo.
La storia segue il percorso di West dai tempi da giocatore dei Los Angeles Lakers fino agli anni da general manager e consulente, attraversando tanto i trionfi quanto i momenti più dolorosi della sua vita. Il documentario insiste infatti molto sugli aspetti emotivi del personaggio: dalla morte del fratello durante la Guerra di Corea fino al trauma per la scomparsa di Kobe Bryant. È proprio in questo continuo alternarsi tra gloria sportiva e tormento personale che il racconto trova la sua dimensione più interessante.
Da un punto di vista stilistico si percepisce chiaramente come questa sia un’opera prima. Il regista sceglie infatti di essere costantemente presente all’interno del documentario: interviene con la propria voce per contestualizzare eventi e passaggi specifici, compare spesso in scena e conduce direttamente le interviste. Una scelta piuttosto particolare, quasi invasiva in alcuni momenti, ma che contribuisce a dare all’opera uno stile dinamico e sui generis. Non sempre tutto funziona perfettamente, soprattutto quando la presenza del regista rischia di spezzare il coinvolgimento emotivo, ma quantomeno il documentario evita quella sensazione di prodotto sportivo prefabbricato che spesso accompagna produzioni simili.
A rendere il tutto inevitabilmente più potente c’è poi il contesto stesso dell’opera: Jerry West è morto mentre il documentario era ancora in lavorazione e quella mostrata è di fatto la sua ultima grande intervista. Questo dettaglio finisce per cambiare completamente il peso di molte sequenze e restituisce al racconto una dimensione quasi testamentaria. Naturalmente ampio spazio è dedicato anche alla sua eredità cestistica. West non viene raccontato soltanto come ex campione, ma soprattutto come uomo capace di cambiare il destino delle franchigie con cui ha lavorato. È stato lui a intuire il talento di Magic Johnson e Kobe Bryant, a costruire la coppia Kobe-Shaq e, anni dopo, a contribuire all’arrivo di Kevin Durant ai Golden State Warriors. Ma il documentario insiste soprattutto sul legame umano che riusciva a creare con i giocatori, quasi fosse una figura paterna più che un dirigente.
Se va trovato un limite a Jerry West: The Logo è forse proprio nel suo equilibrio narrativo. Nel tentativo di raccontare tanto l’uomo quanto il mito, alcuni passaggi finiscono per restare appena accennati, senza mai essere approfonditi davvero fino in fondo. Eppure il documentario riesce comunque a trasmettere con forza il peso dell’eredità lasciata da West nella NBA moderna. Del resto non è un caso se, ancora oggi, il suo soprannome resta semplicemente “The Logo”.