My Father’s Shadow – Cronaca familiare
Il 12 giugno del 1993 resta una data tragicamente importante per la Nigeria, quando vennero improvvisamente annullate le elezioni presidenziali creando una profonda crisi politica. L’ascesa al potere da parte del generale Sani Abacha ha instaurato una delle dittature militari più feroci della storia del paese, durata fino al 1998.
Questa è la cornice storico-politica in cui è ambientata la vicenda raccontata in My Father’s Shadow (disponibile su MUBI) e dentro la quale si muovono e agiscono i suoi protagonisti. Si tratta della prima esperienza registica nel lungometraggio da parte del cineasta, scrittore e artista visivo anglo-nigeriano Akinola Davies Jr, il quale ha messo in relazione il nucleo familiare con quello sociale, creando un parallelismo perseguito per l’intero arco narrativo.
Due bambini, Remi e Aki, accompagnano il padre Folarin che deve essere pagato, affrontando insieme un lungo viaggio dalla campagna a Lagos, capitale del paese.
Il viaggio appare forse fin troppo schematico nel farsi simbolico percorso di crescita e disillusione per i piccoli nei confronti del genitore (che si scopre avere alcuni lati oscuri), ma è raccontato con una tale limpidezza e una tensione interna al racconto che catturano e affascinano.
Akinola Davies Jr adotta la tecnica del pedinamento zavattiniano, accompagnando con lo sguardo i suoi personaggi e sciogliendo le maglie della sceneggiatura in una ricerca del reale semi-documentaria che lascia comunque spazio a potenti squarci onirici, visioni rarefatte in cui si manifestano, davanti agli occhi sgranati e increduli dei due fratellini, i fantasmi nascosti della propria famiglia.
My Father’s Shadow parte da un dato reale e concreto come la richiesta di denaro da parte di Folarin presso l’azienda in cui lavora, denaro che venendogli negato farà precipitare progressivamente il viaggio in un incubo all’interno della capitale. Lagos si presumeva (specie per i due bambini) un luogo vivace e piacevolmente chiassoso, ma finisce per diventare un inferno in diretta, raggiungendo il climax tragico durante l’episodio della repressione militare. Anche da questo punto di vista è possibile avvicinare l’autore anglo-nigeriano alla corrente neorealista e specialmente a Ladri di biciclette, con il quale condivide una tragica odissea del quotidiano.
Folarin per i piccoli Remi e Aki, da eroe diventa una figura difettosamente umana (si scopre persino che a Lagos aveva un’amante) e nel finale (che suona un tantino retorico) diviene ombra di un felice passato.