Il 2026 si è consacrato come anno di importanti centenari per quanto riguarda la storia del cinema, oltre alle cento candeline spente da Mel Brooks lo scorso 28 giugno e a quelle che avrebbe spento Marilyn Monroe, ha raggiunto il centesimo compleanno anche il Faust di Friedrich Wilhelm Murnau, opera straordinaria, adesso su Mubi, che chiude il periodo tedesco dell’autore, facendosi preciso compendio dei precedenti film girati in patria.
Tratto dal poema di Goethe al quale sono state aggiunte influenze derivanti da antiche leggende popolari, il film di Murnau rappresenta una sorta di epigrafe del canone espressionista insieme a Metropolis di Fritz Lang, due opere che concludono idealmente un’epoca muta, facendo da ponte verso il nascente sonoro.
Faust enucleando i temi cardine del poema quali l’ossessione per la giovinezza, l’illusione della felicità e il rapporto fra tempo ed esistenza, riparte dalle forme caligariste sia sul piano scenografico, con la struttura perturbante e asimmetrica di luoghi, spazi e oggetti, che su quello della costruzione estetica dei personaggi, a partire dalla figura di Mefisto. Il demone in parte richiama quella vampiresca e pipistrellesca di Nosferatu, mentre nel prologo e nell’epilogo (durante un patto stipulato con l’arcangelo Michele), la creatura infernale appare enormemente belluina, anticipando quasi il diavolo disneyano de Una notte sul Monte Calvo, episodio contenuto in Fantasia.
Murnau racchiude nel suo Faust tutta la propria potenza plastica nel lavorare sul profilmico, con richiami alla pittura e alla scultura e una forte propensione per le linee manieriste tra stordimento meraviglioso e senso di inquietudine, anticipando per certi versi persino l’elegante eccesso formale che ritroveremo nel cinema di Josef von Sternberg.
Il realismo popolare (la sequenza iniziale dell’epidemia di peste) si sfalda in una dimensione straniante e sospesa, sottolineata da sovrimpressioni fantasmatiche che ne accentuano lo scarto ultraterreno. Da citare a questo proposito un primo piano della giovane e sofferente Gretchen che appare come una madonna neoclassica, il cui volto successivamente in primissimo piano si staglia come maschera grottesca e urlante sulla notte brumosa. Faust - Eine deutsche Volkssage impiega diversi approcci narrativi, da quello fantastico-orrorifico (matrice caligarista che si polarizza attorno alla figura di Mefisto), passando per quello comico-satirico (la sequenza del corteggiamento civettuolo a casa di Marthe) e in fine approdando a quello drammatico-patetico con cui si conclude la vicenda. Il rogo con i due innamorati le cui anime volano in cielo e il trionfo della giustizia divina. Finale che oltre a specchiarsi perfettamente in quello del già citato Fantasia (dopo Una notte sul Monte Calvo rintocca cristallina l’Ave Maria), rappresenta l’edificante fede umana verso l’imperscrutabilità del destino.