HBO arriva in Italia: quando lo streaming torna a prendersi sul serio

Quando una piattaforma come HBO arriva ufficial­mente in Italia non porta semplicemente un nuovo catalogo da sfogliare, ma introduce un modo preciso – e riconoscibile – di intendere il racconto audiovisivo, fatto di scrittura forte, personaggi ambigui, tempo narrativo rispettato e una fiducia quasi ostinata nell’intelligenza dello spettatore; l’arrivo di HBO Max segna quindi una piccola ma significativa svolta culturale nello streaming italiano, perché rimette al centro quella che per anni è stata definita “prestige television”, ovvero una serialità che non cerca l’algoritmo ma l’impatto, che non semplifica ma stratifica, che non teme il silenzio né la scomodità morale. 

HBO è la casa che ha cambiato le regole del gioco con The Sopranos, che ha mostrato il lato sistemico del potere e della società con The Wire, che ha trasformato il fantasy in un fenomeno globale con Game of Thrones e che negli ultimi anni ha saputo raccontare il nostro presente meglio di molti film attraverso titoli come Succession, The White Lotus, Euphoria o The Last of Us, serie diverse per tono e genere ma accomunate da una visione autoriale chiara e da una qualità produttiva che non è mai fine a sé stessa. 

Con il debutto italiano, finalmente senza passaggi intermedi o dispersioni di diritti, questo patrimonio diventa fruibile come universo coerente, permettendo sia ai nuovi spettatori di scoprire titoli fondamentali sia a chi li conosce di rileggerli alla luce di ciò che oggi siamo diventati come pubblico. 

Accanto ai grandi classici e alle serie più note, il catalogo propone anche titoli meno chiacchierati ma centrali per comprendere l’identità HBO, come Industry, ritratto spigoloso e disilluso del capitalismo contemporaneo, o Chernobyl, esempio lampante di come la serialità possa farsi racconto storico, politico e umano insieme, senza rinunciare alla tensione narrativa; senza dimenticare le nuove espansioni di universi già amati, come House of the Dragon o il prossimo A Knight of the Seven Kingdoms, che dimostrano come il franchise, se guidato da una visione solida, possa ancora essere terreno di sperimentazione e non solo di sfruttamento. 

Anche sul fronte cinematografico HBO Max si presenta come un luogo di attraversamento più che di accumulo, dove convivono blockbuster, saghe iconiche e film d’autore, creando un dialogo continuo tra cinema e serialità che è poi la vera cifra della piattaforma: non separare i linguaggi, ma farli dialogare. In un panorama sempre più affollato e spesso omologato, l’arrivo di HBO in Italia non è quindi solo una buona notizia per chi ama le serie “fatte bene”, ma un invito a rallentare, scegliere e guardare con attenzione, perché qui – più che altrove – le storie non chiedono di essere consumate, ma comprese, discusse e, a volte, anche digerite con fatica, ed è proprio in questa fatica che HBO continua a trovare la sua forza.

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