Vai Bello: la Spaghetti Funk e l’hip hop italiano anni ‘90
Vai Bello - Storia della Spaghetti Funk, disponibile su Prime Video, è un documentario che trasuda anni ’90 fin dal primo filmato d’archivio. Bastano poche immagini sgranate, qualche ripresa fatta con videocamere amatoriali e le prime basi hip hop per essere immediatamente catapultati in un’epoca in cui il rap italiano stava ancora cercando una propria identità. Il documentario racconta infatti la nascita e l’ascesa della Spaghetti Funk, la crew fondata da J-Ax, Space One e Raptuz, partita da un gruppo di amici che si ritrovavano al muretto di San Babila accomunati dalla passione per il rap, i graffiti, il ballo e più in generale per tutta la cultura hip hop.
Il documentario insiste molto proprio su questo senso di famiglia e appartenenza. La Spaghetti Funk non viene raccontata soltanto come una crew musicale, ma come un gruppo di ragazzi che cercava di costruire qualcosa insieme quasi senza rendersene conto. C’è un forte senso di spensieratezza che attraversa tutto il racconto e che emerge soprattutto attraverso le immagini di repertorio girate dalla crew stessa all’epoca. Il materiale d’archivio diventa infatti l’elemento più autentico dell’opera: backstage improvvisati, concerti, viaggi e momenti quotidiani restituiscono perfettamente l’idea di un movimento nato dal basso e cresciuto quasi per inerzia.
Da un punto di vista narrativo il documentario sceglie una struttura piuttosto classica. A raccontare quel periodo sono soprattutto i protagonisti che lo hanno vissuto in prima persona, in particolare DJ Jad e J-Ax, alternati continuamente ai filmati d’epoca. La narrazione segue così la classica parabola dell’ascesa, del successo e infine della fine della crew, coincisa più o meno con lo scioglimento degli Articolo 31. In mezzo ci sono però anche i luoghi simbolo di quella scena: il muretto, Largo Corsia dei Servi, il Café de l’Ile, spazi che diventano quasi personaggi secondari del racconto.
Uno degli aspetti più interessanti che emergono riguarda il carattere rivoluzionario dell’hip hop italiano di quegli anni. Ragazzi senza soldi, partiti letteralmente dal nulla, sono riusciti a costruire un linguaggio musicale nuovo in Italia, anticipando di decenni quello che sarebbe poi diventato il genere più ascoltato nel nostro paese. Gli Articolo 31 vengono raccontati proprio come il simbolo di questa trasformazione: fare rap senza limitarsi a scimmiottare gli artisti americani, ma cercando invece una contaminazione tra funk, ironia e italianità. Una filosofia che si rifletteva perfettamente anche nei Gemelli Diversi, forse il gruppo che più incarnava quell’attitudine leggera e popolare tipica della Spaghetti Funk. Interessante anche il modo in cui il documentario affronta il rapporto conflittuale con la scena underground. La Spaghetti Funk viene descritta come una realtà aperta, dove contava soprattutto essere amici e condividere un certo stile di vita più che la bravura tecnica. Allo stesso tempo stare accanto agli Articolo 31 significava avere enorme esposizione mediatica e soprattutto un pubblico teen, elemento che inevitabilmente attirava critiche e ostilità da parte di altre crew e di parte dell’ambiente hip hop più duro e purista.
Dal punto di vista registico Vai Bello resta un’opera molto tradizionale, ma con un evidente retrogusto hip hop. Si percepisce chiaramente che dietro la macchina da presa c’è qualcuno che conosce quel mondo e soprattutto sa come valorizzarlo. Il montaggio tra interviste e immagini di repertorio funziona bene e riesce quasi sempre a mantenere ritmo e coinvolgimento. Più che una semplice celebrazione nostalgica, il documentario sembra avere soprattutto voglia di condividere un dietro le quinte umano e generazionale, raccontando una scena che, nel bene e nel male, ha cambiato per sempre il rap italiano.