Blossoms Shanghai –  Il rifiorire della memoria sentimentale

Il concetto di cronotopo, seguendo la definizione di Michail Bachtin, rappresenta l’interconnessione narrativa tra tempo e spazio, in cui gli elementi spaziali danno corpo e dimensione alle coordinate temporali.

Wong Kar-wai è da sempre considerato uno dei più grandi manipolatori emotivi di questo concetto, attraverso un cinema in cui la dimensione memoriale e sentimentale diventa la struttura narrativa dell’opera stessa, delineandone forma e linguaggio.

La frantumazione emotiva della temporalità si manifesta attraverso spazi, luoghi e oggetti, che condensano l’epica dei sentimenti vissuta in un attimo di vita e per traslato durante un’intera esistenza.  

Kar-wai a distanza di ben dieci anni dal bellissimo wuxia-mèlo The Grandamster, con Blossoms Shanghai realizza la sua prima serie (girata nel 2023 e distribuita nel 2026), anche se a tutti gli effetti si tratta di un vero e proprio film di oltre 22 ore suddiviso in 30 episodi (disponibili su MUBI), in cui la lentezza narrativa e l’intersecazione temporale creano una malìa ipnotica e avvolgente. Uno straordinario compendio dei suoi stilemi e delle sue forme filmiche, in perfetto equilibrio tra nostalgia e memoria storica, attraversando un arco temporale di circa quarant’anni.

La vicenda parte dall’ascesa del giovane broker Ah Bao, durante l’esplosione del mercato azionario a Shanghai negli anni Novanta e procede raccontando sconfitte e rimpianti individuali e collettivi, attraverso lo sgranarsi dei giorni e lo sbiadirsi dei ricordi. Analessi e prolessi sono le coordinate temporali che regolano gli orologi emozionali di una vita intera.

La serie è tratta dal romanzo Blossoms di Jin Yuchen, traducibile letteralmente come fioritura, quindi la città cinese colta nel suo sbocciare economico, sentimentale e culinario (dato che si parla soprattutto di investimenti nel settore gastronomico), dove l’estetica dei piatti preparati in raffinatissimi ristoranti simboleggia il mezzo di comunicazione tra individui, sia come grammatica dei sentimenti che come merce per una speculazione finanziaria.

Lo stile astratto e fumoso di Kar-wai (manierista ma nell’accezione più nobile del termine), si esprime attraverso il frequente impiego di slow motion, la scintillante fotografia di Peter Pau e l’avvolgente dimensione sonora, decostruendo e reinventando (nuovamente) il neo-noir, come già aveva fatto nello straordinario esordio As Tears Go By e nei successivi, e altrettanto straordinari, Hong Kong Express e Angeli perduti. I personaggi della serie sono sospesi tra ambizione e romanticismo, il tormentato protagonista Ah Bao richiama l’archetipo del maschio chandleriano, mentre la misteriosa madame Li Li si avvicina a certe dark ladies da hard boiled. Ma la complessa, sfaccettata e polisemica struttura dei personaggi, finisce per rendere sfuggente una loro possibile categorizzazione.

Blossoms Shanghai sia per la potenza fluviale del racconto, che per i concetti di patria e lotta di classe (mai così centrali nelle precedenti opere di Kar-wai), potrebbe essere accostato a Heimat, ma l’autore rimanda a influenze letterarie a lui care come Marcel Proust e Liu Yichang, maestro della letteratura moderna hongkonghese e autore di Un incontro, fonte di ispirazione per il celebrato capolavoro In the Mood for Love.

La romanticizzazione del flusso di coscienza, continua a rappresentare il modello e la misura per il cinema di Kar-wai, linguaggio unico e irripetibile che ne ha fatto uno dei più importanti e originali cineasti contemporanei.

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