L’agente segreto: tra dittatura brasiliana, noir e cinema d’autore

Kleber Mendonça Filho, cineasta brasiliano (con un passato da giornalista e critico cinematografico) già conosciuto e apprezzato nei circuiti festivalieri e in ambito critico (soprattutto grazie a opere come Aquarius e Bacurau), diventa noto ai più grazie al successo ottenuto con il suo ultimo lavoro, aggiudicandosi svariati premi e candidature.

L’agente segreto (disponibile su MUBI) è un lucidissimo racconto politico che flirta con il cinema di genere, riuscendo a combinare il potente sguardo autoriale con rimandi al cinema popolare italiano, non solamente attraverso sparatorie grandguignolesche (sul finale) degne di Umberto Lenzi, ma anche con il riutilizzo (coltissimo e raffinato) delle tracce Guerra e Pace e Pollo e Brace, firmate da Ennio Morricone e contenute nel cult Grazie zia di Salvatore Samperi.

Questo dimostra la straordinaria capacità di elaborazione intertestuale da parte di Mendonça Filho, che non rinuncia nemmeno a una dimensione cinefila come riflessione sul rapporto tra immagini e realtà.

Narrativamente compatto e suddiviso in tre blocchi (Parte 1 - L’incubo del bambino, Parte 2 - Il professore, Parte 3 – La donazione del sangue), O agente secreto nel raccontare la vicenda di un ex docente universitario sotto copertura, in viaggio da San Paolo a Recife (siamo nel 1977 durante la dittatura militare) per ricongiungersi al figlio e poi espatriare, riesce a sviscerare il furore storico-politico di un’epoca e impiantarvi al suo interno una riflessione cinefila sulle immagini filmiche messe in relazione alla cronaca.

Jaws di Steven Spielberg viene citato letteralmente come amplificazione immaginifica e mitica di uno squalo tigre che nella vicenda viene catturato dopo aver fatto alcune vittime. La dicotomia fatto-invenzione diventa una delle cartine da tornasole per leggere il film, la manipolazione del reale, il suo archiviarlo, riscoprirlo, riascoltarlo, passando da una sua rappresentazione burocratizzata alle derive surrealiste con punte quasi horror.

Il noir brasiliano contemporaneo (vedi anche alla voce Motel destino di Karim Aïnouz , sempre su MUBI) ci immerge in una dimensione lacerata fra cronachismo e onirismo, spesso laida e torrida, dove il sesso diviene automaticamente segno di un abuso di potere o stanca pratica di un’inerte sopravvivenza.

L’agente segreto compendia il miglior cinema d’impegno politico alla Bressane con la deriva di genere, riuscendo a coniugare testa e pancia.

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