Hulk Hogan: Real American su Netflix - Storia e scandali per il mito del wrestling

L’arrivo della WWE su Netflix ha dato il via a una serie di prodotti collaterali, tra cui non poteva mancare Hulk Hogan: Real American, un documentario sul mitico Hulk Hogan. Come in Mr. McMahon, la narrazione è più o meno la stessa: si parte dall’ascesa, si passa alla caduta per poi arrivare a una parziale rinascita. Inutile girarci intorno: Hulk Hogan è, o forse è stato, il wrestling. Tutti conoscono, volenti o nolenti, il suo nome. Per parlare di lui si sono scomodati personaggi come Donald Trump o addirittura Werner Herzog. Proprio quest’ultimo si interroga su un altro tema ricorrente quando si parla di wrestling: “nel caso di Hulk Hogan sarebbe interessante analizzare il personaggio e il vero Hulk Hogan, se esiste ancora…”. Attraverso le testimonianze dell’ex moglie Linda cerchiamo di capire com’era il vero Terry, ma bisogna dire che il ritratto che ne emerge è piuttosto fumoso, nonostante i quattro lunghi episodi. L’interesse, in fondo, anche per Hogan stesso, è quello di concentrarsi sul personaggio e su ciò che ha saputo dare, a volte amplificandone i meriti. I passaggi chiave ci sono tutti: da WrestleMania I in coppia con Mr. T al mitico WrestleMania III, dove sollevò André the Giant, fino alla NWO in WCW e a WrestleMania X-8 contro The Rock. Seguono poi scandali, gaffe e schieramenti politici che forse sarebbero stati evitabili, ma che mostrano come dietro al personaggio ci fosse un uomo capace di sbagliare. L’umanità di Hogan appare, più che tramite una narrazione specifica, attraverso i suoi acciacchi fisici che raggiungono l’apice al termine dell’ultima registrazione quando lo vediamo allontanarsi dalla sala registrazione con il bastone e l’incedere incerto. Questa è l’ultima ripresa in vita fatta al wrestler per il documentario. La serie Hulk Hogan: Real American era infatti stata iniziata nel 2025 e Hogan aveva terminato le riprese poco prima di morire. Al contrario di quanto accaduto con Mr. McMahon, questo non ha comportato un cambio di linea narrativa, ma solo un necessario prolungamento. La direzione è chiara e definita e punta verso l’esaltazione, cercando di dare meno spazio possibile alle cadute e, in parte, giustificandole.

Alla fine, la sensazione è quella di aver visto una lunga celebrazione nostalgica che sarebbe potuta durare meno. Come da tradizione americana, la tendenza è quella di ripetere per diversi minuti gli stessi concetti, impreziosendoli con immagini di repertorio e interviste a vari personaggi più o meno vicini a Hogan. Gli ultimi minuti sono lasciati alla pura celebrazione post mortem, cosa che annacqua ulteriormente il tentativo di chiudere la serie in modo relativamente controverso.

Per chi ha seguito il wrestling sarà un’occasione per recuperare vecchie memorie attraverso le parole e i racconti di chi le ha vissute in prima persona. Per gli altri, Hulk Hogan: Real American sarà un modo per conoscere, in maniera piuttosto approssimativa, la più grande leggenda del wrestling.

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