I Film con Robert Duvall in Streaming
Robert Duvall non è stato solo uno dei più grandi attori del cinema americano: è una presenza capace di imprimersi nell’immaginario collettivo, di trasformare ogni ruolo in un piccolo monumento di autenticità e intensità. Dal silenzioso mistero di Boo Radley ne Il buio oltre la siepe al carismatico e folle tenente colonnello Kilgore in Apocalypse Now, passando per il razionale e leale Tom Hagen de Il padrino, Duvall ha saputo incarnare la complessità dell’essere umano con una naturalezza disarmante.
In questo omaggio ripercorriamo la sua straordinaria carriera attraverso una selezione dei film e delle serie disponibili in streaming: una rassegna che testimonia come, dai western crepuscolari ai grandi drammi, dalla satira sociale alle epiche storie di redenzione, ogni interpretazione di Duvall lasci un segno indelebile, influenzando il cinema e la cultura popolare. È un viaggio tra personaggi memorabili, sfumature sottili e momenti iconici, pensato per celebrare un attore che ha fatto della misura e dell’intensità il suo marchio di fabbrica.
Il buio oltre la siepe (To Kill a Mockingbird), regia di Robert Mulligan (1962)
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Nel suo esordio cinematografico, Robert Duvall è il misterioso Boo Radley. Un ruolo quasi silenzioso, ma decisivo: bastano pochi minuti per lasciare un’impronta indelebile in un classico che parla di giustizia, infanzia e pregiudizio nell’America profonda.
La caccia (The Chase), regia di Arthur Penn (1966)
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In un Sud rovente e carico di tensioni, Duvall è parte di un affresco corale dominato da rabbia e ipocrisie sociali. Il suo personaggio contribuisce a creare quell’atmosfera elettrica che rende il film un ritratto spietato dell’America provinciale.
Conto alla rovescia (Countdown), regia di Robert Altman (1968)
Nel clima febbrile della corsa allo spazio, Duvall interpreta un astronauta coinvolto in una missione che è tanto politica quanto scientifica. Un ruolo misurato, immerso in un film che anticipa le paranoie e le ambiguità dell’era tecnologica.
Bullitt, regia di Peter Yates (1968)
Accanto a Steve McQueen, Duvall appare in un poliziesco urbano asciutto e teso. È un tassello in un meccanismo perfetto fatto di inseguimenti leggendari e silenzi carichi di significato, dove ogni presenza contribuisce al realismo ruvido del racconto.
Il Grinta (True Grit), regia di Henry Hathaway (1969)
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Nel western con John Wayne, Duvall è “Lucky” Ned Pepper, fuorilegge carismatico e minaccioso. Qui emerge già quella capacità di mescolare fascino e pericolo che diventerà uno dei tratti distintivi della sua carriera.
M*A*S*H, regia di Robert Altman (1970)
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Satira feroce ambientata durante la guerra di Corea, il film vede Duvall nei panni di un maggiore ottuso e fanatico. La sua interpretazione è volutamente sopra le righe, perfetta per il tono irriverente e dissacrante di un’opera che ha segnato un’epoca.
L'uomo che fuggì dal futuro (THX 1138), regia di George Lucas (1971)
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In un mondo distopico dominato dal controllo e dall’anonimato, Duvall è il protagonista che osa ribellarsi. È un ruolo intenso, quasi astratto, che lo pone al centro di un film visionario e freddo, anticipatore di molte inquietudini contemporanee.
Io sono la legge (Lawman), regia di Michael Winner (1971)
Western duro e morale, dove Duvall interpreta uno sceriffo determinato a far rispettare la legge a ogni costo. Non è un eroe romantico, ma un uomo inflessibile, specchio di un West meno mitico e più disilluso.
Il padrino (The Godfather), regia di Francis Ford Coppola (1972)
Robert Duvall è Tom Hagen, il consigliere silenzioso della famiglia Corleone. Razionale, freddo, leale: in un mondo dominato dall’istinto e dalla violenza, il suo è il volto della strategia. Una prova sotterranea ma fondamentale in uno dei film più influenti di sempre.
Il padrino - Parte II (The Godfather: Part II), regia di Francis Ford Coppola (1974)
Nel secondo capitolo la crepa si allarga. Tom Hagen è più isolato, messo ai margini da Michael, e Duvall ne sottolinea l’amarezza con misura impeccabile. Una performance che mostra quanto il potere possa logorare anche chi ne è stato architetto.
10 secondi per fuggire (Breakout), regia di Tom Gries (1975)
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Avventura ad alta tensione tra evasione e inseguimenti. Duvall interpreta un uomo ambiguo, in bilico tra interesse personale e senso del dovere, dentro un film che mescola azione pura e atmosfera da thriller anni ’70.
Killer Elite (The Killer Elite), regia di Sam Peckinpah (1975)
Nel cinema crepuscolare e violento di Peckinpah, Duvall è un professionista del rischio in un mondo di mercenari e tradimenti. Il suo sguardo asciutto e disincantato si sposa perfettamente con il tono sporco e pessimista del regista.
Quinto potere (Network), regia di Sidney Lumet (1976)
Satira feroce sul sistema televisivo, dove Duvall è un dirigente pronto a trasformare la follia in spettacolo. Cinico e calcolatore, incarna l’industria che monetizza tutto, persino la rabbia.
Io sono il più grande (The Greatest), regia di Tom Gries e Monte Hellman (1977)
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Biopic dedicato a Muhammad Ali: Duvall interpreta il suo allenatore, figura paterna e guida tecnica. È un ruolo di sostegno ma decisivo, che restituisce umanità e concretezza dietro la leggenda sportiva.
Apocalypse Now, regia di Francis Ford Coppola (1979)
Bastano poche scene per entrare nella storia: il tenente colonnello Kilgore, tra surf e napalm, è uno dei personaggi più iconici del cinema. Duvall lo rende carismatico e folle, simbolo dell’assurdità della guerra in un film monumentale.
L'assoluzione (True Confessions), regia di Ulu Grosbard (1981)
Duvall indossa l’abito talare in un noir morale ambientato nella Los Angeles degli anni ’40. È un sacerdote diviso tra fede, famiglia e verità scomode. Il confronto con il fratello poliziotto diventa un duello etico che brucia sotto la superficie.
Tender Mercies - Un tenero ringraziamento (Tender Mercies), regia di Bruce Beresford (1983)
Qui Robert Duvall raggiunge una vetta assoluta. Interpreta un cantante country alcolizzato in cerca di redenzione, con una delicatezza quasi invisibile. Pochi gesti, silenzi, uno sguardo stanco: un ritratto di rinascita che gli vale l’Oscar.
Il migliore (The Natural), regia di Barry Levinson (1984)
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Nel mito sportivo costruito attorno al baseball, Duvall è il giornalista che osserva e racconta la leggenda. È una presenza sobria, che dà credibilità al tono epico e nostalgico del film.
Colors - Colori di guerra (Colors), regia di Dennis Hopper (1988)
Poliziotto veterano nelle strade infuocate di Los Angeles, Duvall incarna esperienza e pragmatismo. Accanto a Sean Penn, rappresenta il peso della realtà in un film che affronta il conflitto tra gang con taglio quasi documentaristico.
Giorni di tuono (Days of Thunder), regia di Tony Scott (1990)
Nel rombo dei motori NASCAR, Duvall è il mentore burbero e competente che guida il giovane pilota interpretato da Tom Cruise. Con carisma tranquillo e ironia asciutta, diventa l’ancora emotiva di un film adrenalinico.
Gli strilloni (Newsies), regia di Kenny Ortega (1992)
Musical energico e colorato ambientato nella New York di fine Ottocento. Duvall veste i panni dell’editore autoritario Joseph Pulitzer, antagonista elegante e determinato, perfetto contrappeso alla vitalità dei giovani protagonisti.
Un giorno di ordinaria follia (Falling Down), regia di Joel Schumacher (1993)
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In questo ritratto feroce dell’America urbana, Duvall è il detective prossimo alla pensione che segue la scia di rabbia lasciata dal protagonista. Misurato e umano, rappresenta l’ultimo baluardo di equilibrio in una città che sembra sul punto di esplodere.
Cronisti d'assalto (The Paper), regia di Ron Howard (1994)
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Nel caos febbrile di una redazione newyorkese, Duvall è il direttore burbero che tiene insieme ego, scadenze e verità scomode. Con pochi sguardi e battute secche, restituisce il peso di chi decide cosa diventa notizia e cosa no.
Qualcosa di cui... sparlare (Something to Talk About), regia di Lasse Hallström (1995)
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In un dramma familiare dai toni dolceamari, Duvall è il patriarca di una famiglia del Sud, sospeso tra tradizione e crepe emotive. La sua presenza dà spessore a un racconto di orgoglio, pettegolezzi e sentimenti repressi.
Deep Impact, regia di Mimi Leder (1998)
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Di fronte alla minaccia di una cometa pronta a colpire la Terra, Duvall è l’astronauta veterano chiamato a una missione impossibile. Tra eroismo e malinconia, dà al kolossal catastrofico un cuore umano e determinato.
A Civil Action, regia di Steven Zaillian (1998)
Ispirato a una storia vera, il film racconta una battaglia legale contro l’inquinamento industriale. Duvall, nei panni di un avvocato esperto e ambiguo, gioca di sottrazione, mostrando il lato più spigoloso del sistema giudiziario.
Fuori in 60 secondi (Gone in Sixty Seconds), regia di Dominic Sena (2000)
Action ad alta velocità, tra furti d’auto e inseguimenti spettacolari. Duvall è il meccanico saggio e protettivo che fa da figura paterna al protagonista: un ruolo laterale ma fondamentale, che aggiunge calore a un film dominato dall’adrenalina.
Il sesto giorno (The 6th Day), regia di Roger Spottiswoode (2000)
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Fantascienza muscolare e dilemmi etici: Duvall è il magnate della clonazione che gioca a fare Dio in un mondo dove l’identità è replicabile. Con carisma glaciale, dà volto all’arroganza del potere tecnologico fuori controllo.
Tango assassino (Assassination Tango), regia di Robert Duvall (2002)
Qui Duvall fa tutto: dirige, scrive e interpreta un killer americano in Argentina che scopre il tango. È un film intimo e personale, dove la danza diventa linguaggio di passione e malinconia, lontano dai cliché del noir.
Terra di confine - Open Range (Open Range), regia di Kevin Costner (2003)
Western classico e crepuscolare. Duvall è un mandriano che crede ancora in un codice d’onore semplice e inflessibile. La sua presenza dà al film radici profonde, tra polvere, silenzi e improvvise esplosioni di violenza.
Derby in famiglia (Kicking & Screaming), regia di Jesse Dylan (2005)
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Commedia sportiva per famiglie: Duvall si diverte a interpretare un nonno competitivo fino all’eccesso. Esagera, ironizza, si prende poco sul serio — dimostrando che anche una leggenda può giocare con il proprio mito.
Thank You for Smoking, regia di Jason Reitman (2005)
Satira brillante sul mondo delle lobby. Duvall appare come il carismatico magnate del tabacco, simbolo di un potere elegante e cinico. In poche scene lascia il segno, incarnando il fascino ambiguo della persuasione.
Broken Trail - Un viaggio pericoloso (Broken Trail), regia di Walter Hill – miniserie TV (2006)
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Miniserie western intensa e premiata. Duvall è un cowboy anziano che attraversa territori ostili per salvare un gruppo di giovani donne. È un ruolo che sembra cucito su di lui: dignità, stanchezza, umanità e senso di giustizia.
Tutti insieme inevitabilmente (Four Christmases), regia di Seth Gordon (2008)
Commedia natalizia corale. Duvall interpreta un padre eccentrico e un po’ ingombrante, inserendosi con ironia in un racconto di famiglie allargate e tradizioni forzate. Anche nel caos festivo, sa imporsi con naturalezza.
The Road, regia di John Hillcoat (2009)
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In un mondo post-apocalittico desolato, Duvall appare in un breve ma struggente incontro. Il suo personaggio è fragile e disperato: pochi minuti che condensano solitudine, paura e umanità al limite dell’estinzione.
Crazy Heart, regia di Scott Cooper (2009)
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Accanto a Jeff Bridges, Duvall interpreta un vecchio amico e mentore nel mondo della musica country. Il suo è uno sguardo partecipe e silenzioso su un uomo in rovina: una presenza discreta che aggiunge autenticità a un film intriso di polvere e rimpianti.
Jayne Mansfield's Car - L'ultimo desiderio (Jayne Mansfield's Car), regia di Billy Bob Thornton (2012)
Un dramma familiare ambientato nel Sud degli Stati Uniti, tra vecchie ferite e orgoglio. Duvall è il patriarca segnato dal passato, duro e vulnerabile allo stesso tempo. Il suo volto racconta più di mille parole: rancore, perdita, dignità.
Jack Reacher - La prova decisiva (Jack Reacher), regia di Christopher McQuarrie (2012)
In un thriller asciutto e muscolare, Duvall appare come avvocato eccentrico e combattivo. Con ironia e mestiere, bilancia tensione e leggerezza, portando in scena un’energia sorprendentemente scanzonata.
The Judge, regia di David Dobkin (2014)
Padre severo, giudice inflessibile, uomo pieno di rimpianti. Accanto a Robert Downey Jr., Duvall offre una prova intensa e sfumata, che gli vale una candidatura all’Oscar. È un confronto generazionale fatto di silenzi, accuse e affetto trattenuto.
Cavalli selvaggi (Wild Horses), regia di Robert Duvall (2015)
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Duvall dirige e interpreta un proprietario terriero sospettato di un vecchio crimine. Western moderno e crepuscolare, costruito su atmosfere sospese e conflitti interiori. Ancora una volta, torna ai suoi paesaggi morali preferiti: colpa, memoria, redenzione.
Widows - Eredità criminale (Widows), regia di Steve McQueen (2018)
In un noir politico elegante e spietato, Duvall è il potente politico corrotto, simbolo di un sistema marcio. La sua presenza, anche se non centrale, incarna un’America vecchia e compromessa, che resiste al cambiamento.
Una squadra di 12 orfani (12 Mighty Orphans), regia di Ty Roberts (2021)
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Ambientato negli anni della Grande Depressione, il film racconta una squadra di football formata da ragazzi difficili. Duvall è l’allenatore anziano, figura paterna e severa, che trasmette disciplina e speranza con autorevolezza naturale.
Hustle, regia di Jeremiah Zagar (2022)
Nel mondo del basket professionistico, Duvall appare in un ruolo breve ma significativo, legato alle dinamiche di potere e scouting. Anche in una parte contenuta, riesce a imprimere credibilità e solidità alla storia.
The Pale Blue Eye - I delitti di West Point (The Pale Blue Eye), regia di Scott Cooper (2022)
Thriller gotico e atmosferico ambientato nell’Ottocento. Duvall compare in un cameo quasi spettrale, una presenza anziana e fragile che aggiunge un’ombra ulteriore a un racconto già intriso di mistero e inquietudine. Anche pochi minuti bastano per lasciare il segno.