The Madison: lutto e malinconia tra il Montana e New York
The Madison, nuova serie tv firmata da Taylor Sheridan dal 15 marzo su Paramount +, come suggerisce il titolo scelto per questa recensione - più che scontato il riferimento al saggio di Freud del 1917 – dispiega le fasi del lutto, analizza la malinconia, scruta contrasti generazionali e guarda al conflitto tra vita attiva e vita contemplativa.
Nel pregevole e poetico incipit di The Madison, Preston Clyburn (Kurt Russell) e suo fratello Paul si trovano in Montana, lontani dal caos cittadino e immersi nella quiete di una valle. La moglie Stacy (Michelle Pfeiffer) è rimasta a New York, nella sua giungla d’asfalto. Quando il “pater familias” perisce in un tragico incidente aereo, Stacy e le figlie Abigail e Paige, quest’ultima in compagnia del marito Russell, si trasferiscono nell’eden incontaminato dove ha trovato la morte Preston e cercano di rimettere insieme quello che rimane di una famiglia straziata dal dolore.
Coesistono microcosmi sentimentali affini e opposti in quella che a tutti gli effetti è una nuova rivisitazione del grande romanzo neo-western ideato da Taylor Sheridan – da Yellowstone al prossimo spin-off Dutton Ranch. Il vero punto di forza della serie è proprio l’incontro-scontro tra questi mondi diversi e le (apparenti) geometrie affettive che sembrano abitare tipi (e corpi) fissi, in linea con la riproposizione dei topoi classici del genere. In realtà, quello che interessa a Sheridan è il flusso emotivo che condensa il dolore, la natura ondivaga e soggettiva delle percezioni: un fluire ininterrotto che trasforma gli stati d’animo e mette in crisi le certezze acquisite.
C’è poco di schematico in The Madison, perché il dolore trasforma le donne (combattive, a volte capricciose e volubili, strategiche nel pensiero e progressiste) e gli uomini (forti ma anche poetici, sempre in bilico tra autoreferenzialità e apertura verso l’altro), e lo fa seguendo un plot che si prende il suo tempo, che dilata le riflessioni e crea istantanee di tenue bellezza; in fin dei conti, in ogni creazione di Sheridan, la struttura e la forma si perdono nei paesaggi americani, negli idilli bucolici, nelle vaste praterie popolate da una varia umanità di frontiera.
Srotolando il filo dei ricordi, Stacy cerca di sopravvivere al destino avverso e si mette nei panni del coniuge defunto, vivendo la sua vita, assorbendone l’amore per la natura, mentre conflitti e incomprensioni scoppiano nella convivenza forzata insieme alle figlie. Alla “guerra privata”, alla quale subentrano poi ovvie riconciliazioni, si aggiungono interessanti spunti sociali riguardanti il rapporto con i “diversi”, come i cowboy rurali che appaiono spartani agli occhi delle cittadine o gli indiani che, secondo il cattedratico progressismo urbano, è meglio definire “nativi”, anche se la diffidenza è sempre dietro l’angolo.
The Madison racconta tutto questo in appena sei episodi, scansando il facile scadimento verso un sentimentalismo esasperato e regalando momenti di grande lirismo e di critica sociale attraverso una narrazione che fonde melodramma e commedia in un equilibrio perfetto.