Love Story: la serie di Ryan Murphy tra amore e tragedia
Nulla al mondo attira come una bella storia d’amore specialmente se tra due persone ricche e convenzionalmente belle, una di quelle che un tempo erano sulla copertina dei tabloid e che ora servono a essere condivise sui social preferibilmente accompagnate da #relationshipgoals. Nella collezione di ricerche antropologiche e antologiche prodotte da Ryan Murphy che vanno dallo sport al crimine arriva per questo Love Story, dove romanticizzare l’amore altrui diventa il motore della storia e del rapporto dello spettatore con la stessa.
I soggetti di questa prima stagione - se FX non ha ancora un accordo per la prosecuzione della serie, è difficile non pensare che arriverà a breve considerando non solo il pozzo interminabile di possibili protagonisti ma anche per le 65 milioni di ore di visualizzazione su Hulu e Disney+ - sono John F. Kennedy Jr. (Paul Anthony Kennedy) & Carolyn Bessette (una straordinaria Sarah Pidgeon), probabilmente quanto di più simile l’America abbia mai avuto a una royal couple britannica. Lui erede di una dinastia politica, lei direttrice artistica e chiave del successo di Calvin Klein, sono una coppia che ha tutto: il fascino, il potere, il drama, due background agli antipodi, parenti giudicanti, lo scrutinio continuo dei media. Sono tragicamente belli, legati da un amore vorticoso e innegabile anche nei momenti di maggiore crisi.
Partendo dal libro Once Upon A Time: The Captivating Life Of Carolyn Bessette-Kennedy di Elizabeth Beller, la serie firmata da Connor Hines non ha la presunzione di essere un documentario accurato, quanto piuttosto un racconto drammatizzato che ovviamente è costretto a inventare i dettagli non pubblici della relazione, specialmente per quello che riguarda la sfera della quotidianità tra balli nella cucina di casa alle tradizioni della coppia. Pur con questa premessa, la serie non ha tardato a ricevere critiche aspre specialmente dall’attrice Daryl Hannah, ex-compagna di JFK Jr., che ha scritto una lettera al New York Times sottolineando la “misoginia” che sta dietro la scelta di ritrarre la sua controparte seriale come una donna “irritante, egocentrica, lamentosa e inappropriata”. Come è già successo in passato con la stagione di American Crime Story su Gianni Versace o con quelle di Monster su Jeffrey Dahmer o sui Menendez, le produzioni di Murphy hanno una forte tendenza alla spettacolarizzazione, alla costruzione di un conflitto persino più complicato di quello reale che vuole piacere al grande pubblico anche se questo spesso significa offendere i soggetti ancora in vita.
Pur seguendo questo modello, Love Story rimane una serie estremamente trattenuta, più concentrata sull’idea di una relazione che sulla relazione stessa. Carolyn passa la maggior parte degli episodi a considerare gli effetti che stare insieme a JFK Jr. avrà sulla sua vita, mentre lui prova ad essere un bravo Kennedy mentre ignora il suo lavoro (il suo scontro con il collega con cui ha fondato la rivista George si ripete uguale per circa tre puntate). Se c’è qualcosa da osservare con occhi sognanti, è la loro bellezza estetica, più che la bellezza e il romanticismo del loro rapporto, racchiuso in fotogrammi che ricostruiscono le copertine dei tabloid dell’epoca. È una ricostruzione storica che gioca con lo status della coppia, che continua ad essere affascinante anche se per motivi leggermente diversi da allora. Carolyn e JFK Jr. per il pubblico di oggigiorno, incarnano l’estetica Old Money che tanto piace sui social, quella che trasuda ricchezza fin dalla cura dell’immagine, ma sono anche una coppia doomed, maledetta, che trasformandosi in serie e quindi in racconto multimediale può essere oggetto di montaggio su Tiktok sulle canzoni tristi del momento.
Se la serie può risultare incerta sulla costruzione della storia d’amore (nonostante l’ottima chimica tra i protagonisti), trova una dimensione più chiara per quello che riguarda la sfera pubblica, il modo in cui i mass media hanno plasmato la loro storia d’amore e le loro parole, inseguendoli per anni in modo ossessivo. Di particolare impatto è la sequenza in cui Carolyn sente per la prima volta la notizia della morte della principessa Diana e quella tragedia presto si riflette su di lei, iniziando a temere di poter essere vittima allo stesso modo di un mondo che non la vuole in quel posto.
Tra le creature prodotte da Ryan Murphy, Love Story è forse quella meno problematica, soprattutto se paragonata all’operazione Monster, e più predisposta a insinuarsi nell’immaginario quotidiano, tra chi ha rivive quei tempi con nostalgia e chi scopre quelle coppie oggi e le interpreta con gli strumenti culturali del web. Di questa stagione di Love Story - un esperimento e una ricerca di misura forse con una coppia non facilissima, anche vista la sua fine - rimane un’unica forte certezza: che sia di Sarah Pidgeon che di Paul Anthony Kelly sentiremo ancora parlare a lungo.