Scarpetta: Nicole Kidman in un thriller tra passato e presente
Per i cultori del crime mystery il nome di Kay Scarpetta non passa inosservato. Il personaggio più celebre nato dalla penna della scrittrice best seller Patricia Cornwell e che incomincia la sua carriera da anatomopatologa fin dagli anni Novanta, presentata dalla Cornwell nel romanzo Postmortem (1990), diviene finalmente serie televisiva per una prima stagione dalle tante aspettative di pubblico. Nel ruolo della dottoressa Scarpetta niente di meno che Nicole Kidman che deve affrontare tra presente e passato un omicida seriale a dir poco brutale (la Kay Scarpetta del passato è interpretata dall’attrice britannica Rosy McEwen), come da romanzo. A circondare la Kidman/Kay Scarpetta grandi star come Jamie Lee Curtis, Bobby Cannavale e Ariana DeBose (premio Oscar per lo spielberghiano West Side Story del 2021). Le attese c’erano, il cast è di rilievo ma purtroppo devo rilevare che non funziona tutto. Tutti i temi e le esplorazioni narrative (e visive) funzionano solo in superficie, poiché purtroppo quello risulta il problema maggiore degli otto episodi della stagione, il non navigare in acque profonde ma appoggiare solo la testa, e pertanto tutto rimane impallato sulle rive del fiume. La serie è sì un classico crime d’indagine di un killer seriale ma forse è un po’ troppo standardizzata rispetto agli altri prodotti seriali che oggi ci capita di “streammare” sulle numerose piattaforme che abbiamo a disposizione. Nota originale ma purtroppo solamente abbozzata il lutto di Lucy (Ariana DeBose) che si rifugia in un rapporto virtuale denotato dall’AI con la moglie Janet deceduta nel mondo reale, e da cui Lucy, nipote di Kay, non riesce a superare. Questa poteva essere una questione e un punto di domanda che avrebbe meritato ulteriori sviluppi e riflessioni.
Ritengo, infine, di aggiungere un’altra parentesi critica: non solo l’impianto narrativo è fin troppo “basic”, la messinscena e la direzione di questi splendidi attori e attrici sembra abbozzata: un esempio su tutti è il personaggio di Jamie Lee Curtis, nel ruolo della sorella di Kay, Dorothy. Dopo che l’abbiamo vista nel ruolo fuori di testa della mamma disfunzionale Donna Berzatto in The Bear (Disney+), quello di Dorothy sembrerebbe sulla scorta di quel ruolo più celebre, forse anche esagerando e uscendo dalla natura e dal timbro della serie, o almeno questa è la mia prima impressione ogni qual volta appare in scena dove la spinta humour legata al suo personaggio a volte invece procura una certa dose di sottile fastidio. E anche nell’aspetto visivo, nella natura fotografica, Scarpetta sembra una produzione televisiva un po’ stanca e un attimo retrò. Nonostante questi problemi, comunque, il mistero e l’indagine centrale è accattivante e serrata, la Kidman è perfetta nell’impersonare la problematica dottoressa Kay Scarpetta e il suo indissolubile legame con la morte, sviluppando anche accenni di origin story e, aggiungo, la spola fra passato e presente funziona ed è tutto interconnesso alla perfezione anche tecnicamente nel montaggio, oltre alle scelte di casting che rimangono ben confezionate per dare agli interpreti più noti, ottimi alter ego giovanili.
Scarpetta, dunque, lo ritengo un prodotto riuscito a metà e che poteva fare molto di più non solo per i numerosissimi fan della Cornwell e della sua dottoressa ma anche per i tanti videospettatori di crime dalle tinte forti. La serie è stata rinnovata per una seconda stagione e personalmente incrocio le dita per un maggiore coinvolgimento visivo, con un look più cinematic, e di caratterizzazione. Resta tuttavia una serie godibile nella quale tutti sono sospettabili e soprattutto per l’interpretazione della Kidman e di Bobby Cannavale, oltre al gran merito per il lavoro “mortuario” sui cadaveri da parte del reparto make up.