Sherlock Holmes: Icona pop(olare) dello whodunit – dalla pagina scritta al grande schermo
Se Sherlock Holmes, la figura più nota dello whodunit (giallo deduttivo), è diventata di conseguenza un’icona del cinema, lo si deve all’arguzia e alla sagacia del suo creatore, sir Arthur Conan Doyle, che ha saputo tratteggiare un detective infallibile, geniale e vanesio.
Alle origini del personaggio si staglia però l’ombra di un altro grande detective della giallistica: Auguste Dupin, creato dal maestro del romanzo horror-psicologico Edgar Allan Poe.
I delitti della Rue Morgue è lo straordinario archetipo del romanzo poliziesco (contaminato da incursioni orrorifiche), in cui debutta il personaggio dell’aristocratico detective Auguste Dupin. Sherlock Holmes nasce invece come protagonista del romanzo Uno studio in rosso, seguendo le orme del suo azzimato predecessore, ma con delle caratteristiche ben definite che lo affrancano dal referente.
L’investigatore di Baker Street diventa immediatamente un autentico eroe della narrativa popolare, grazie anche al personaggio del dottor John H. Watson, suo amico e biografo, nonché suo doppio speculare.
Il cinema si è impossessato di questa mitica figura, trasformandola da eroe popolare di matrice romanzesca a icona pop del grande (e piccolo) schermo.
Il giovane Holmes
Guy Ritchie è l’autore che in tempi recenti ha rilanciato e aggiornato la creatura di Conan Doyle (la diversione femminista Enola Holmes fa testo a parte), facendone una sorta di supereroe della pop culture nel dittico (ma si parla di un terzo capitolo) interpretato da uno stralunato Robert Downey Jr, nel ruolo di Homes, e da Jude Law, come Watson dandy.
Il dittico composto da Sherlock Holmes e Sherlock Holmes – Gioco di ombre (ispirati a un fumetto), è disponibile dal 28 febbraio su Prime, in attesa della nuova serie Young Sherlock (disponibile dal 4 marzo), sempre diretta da Ritchie. Otto episodi basati sui romanzi di Andrew Lane, che ci mostrano un inedito Sherlock in versione teenager ribelle (Hero Fiennes Tiffin).
Ma quarant’anni fa Barry Levinson, coadiuvato da Chris Columbus (sceneggiatura) e da Steven Spielberg (produzione), aveva già pensato di esplorare la gioventù del detective di Baker Street. Piramide di paura resta un gioiello assoluto di suspense e ironia, un’avventura profondamente spielberghiana con echi di Indiana Jones, ma rispettando le atmosfere british.
Il fascino del classico
La prima trasposizione sul grande schermo avviene nel 1900 con Sherlock Holmes Baffled (ovvero perplesso), un corto di soli 35 secondi, ma la saga interpretata da Basil Rathbone, dal 1939 al 1946, è sicuramente il classico più noto. Famoso soprattutto per i ruoli di villain nei cappa e spada, Rathbone ridisegna la propria figura schermica interpretando un Holmes da romanzo gotico che è rimasto nell’immaginario collettivo. Il mastino dei Baskerville, che ha aperto la saga, resta il migliore per le atmosfere cupe e brumose. Rifatto in chiave grottesca e completamente stravolta dal cineasta underground Paul Morrisey.
Parodie
Ovviamente tra le sterminate reinvenzioni non sono mancate le riletture in chiave comica. Tra i primi e memorabili esempi c’è Il fratello più furbo di Sherlock Holmes di e con Gene Wilder, nel ruolo del fantomatico fratello invidioso del poliziotto privato. Umorismo surreale da scuderia Mel Brooks. Da segnalare anche il gustoso Senza indizio, giallo-comico interpretato da due mostri sacri come Michael Caine e Ben Kingsley. Qui l’autentico genio investigativo è Watson, mentre Holmes un maldestro attore di teatro. Il recente Holmes & Watson – 2 dementi al servizio della regina, costituisce invece la versione Frat Pack con Will Ferrell e John C. Reilly.
B Movies
Anche il cinema bis anglosassone degli anni Sessanta non si è lasciato sfuggire l’occasione di rimodellare alla bisogna l’icona del popolare detective letterario.
Nel 1962 Terence Fisher e Christopher Lee, due nomi di punta della Hammer Productions (specializzata in horror low budget), realizzano Sherlock Holmes – La valle del terrore. Messa in scena un po' inamidata con il tenebroso e vampiresco Lee nel ruolo di Holmes.
Tre anni dopo esce Sherlock Holmes: Notti di terrore di James Hill, dove il grande investigatore incontra una specie di Jack lo squartatore. Atmosfere torbide e insolite venature gore, ne fanno un intrigante giallo-orrorifico.
Riletture autoriali
Anche grandi autori come Herbert Ross e il maestro Billy Wilder si misurano con il re dello whodunit. Il primo con Soluzione settepercento, racconta di un Holmes cocainomane (Nicol Williamson) accompagnato dal fido Watson (Robert Duvall) a curarsi dal dottor Freud (Alan Arkin). Un dramma allucinatorio screziato di giallo e ottimamente recitato, tratto da uno dei romanzi meno noti di Conan Doyle. Mentre il secondo con La vita privata di Sherlock Holmes crea un raffinato capolavoro di perfida ironia, una riflessione su come il mito possa nascondere un grande inganno.
Versioni animate
Impossibile tralasciare le versioni animate, partendo dal disneyano Basil l’investigatopo (omaggio a Rathbone, ca va sans dire), un classico che rimane fedele al costrutto giallo e alla suggestiva ambientazione della Londra vittoriana. Una perla della produzione Disney anni Ottanta. Sempre degli anni Ottanta è Il fiuto di Sherlock Holmes, serie animata diretta da Hayao Miyazaki e ideata da Marco e Gi Pagot, in cui i noti personaggi sono cani antropomorfi. Stile grafico essenziale e colori pastello sono gli elementi estetici distintivi.
Insomma Sherlock Holmes ha attraversato oltre un secolo tra letteratura e cinema, dimostrando di essere una figura duttile e applicabile ai cambiamenti generazionali, alle mode e ai linguaggi, continuando ad affascinare e appassionare.